Noi Triari

Le finalità della nostra squadra sono semplici: ritrovarci assieme, recuperare amicizie e contatti che magari col cessare dell’attività a volte, per svariati motivi, erano persi o molto diradati, e nelle nostre possibilità aiutare la società, i giocatori in erba del minirugby, a continuare al meglio questa avventura che si chiama rugby.
Se volete, se avete superato i 35 anni, ex giocatori, oppure semplici curiosi che vogliono cercare di capire come ci si possa appassionare ad un gioco così “strano”, potete venire a provare se la nostra compagnia sarà sufficientemente stimolante da farvi trascorrere qualche sera a passare un pallone da rugby.

Il responsabile tecnico della categoria “Veterans” è Bruno Balestra, Gavin Burns ed Alberto Ciocchetti curano rispettivamente la preparazione dei reparti degli Avanti e dei Trequarti.

Perché ci chiamiamo TRIARI

Senza volervi far tornare sui banchi di scuola, vorrei fornire una piccola dissertazione sulla storia militare romana. Sappiamo che la Legione fu la formazione tipica dellEsercito romano e ne costituiva la Fanteria pesante. Secondo tale ordinamento la Legione nel periodo Repubblicano si componeva di tre linee:

  • nella prima erano schierati gli ASTATI cioè i più giovani, più esuberanti ed impetuosi ; quindi più adatti al primo urto anche se meno esperti nelluso delle armi, nella manovra e meno resistenti e tenaci;
  • nella seconda lo schieramento era composto da soldati più maturi, i PRINCIPES che completavano in esperienza e costanza quanto mancava alla prima linea. Essi rappresentavano il fior fiore dellEsercito romano;
  • nella terza militavano i veterani, i TRIARI, i soldati più anziani con l’esperienza sulle loro spalle di tante battaglie che attendevano, con un ginocchio a terra, lesito della battaglia.

Raramente i Triari dovevano intervenire, l’ ultima linea era quella che però ad ogni costo, doveva resistere, non doveva essere sfondata, anche nella rotta più disastrosa. Logicamente questa terza linea composta solo da veterani era meglio che risparmiasse il fiato, attendendo, con una saldezza psicologica che i soldati più giovani devono ancora formare.

“Res ad Triarios rediit”

All’ epoca questo detto romano (letteralmente “La cosa è finita ai Triari”)  corrispondeva al più odierno ” siamo alla frutta”, “siamo proprio all’ultima speranza”. Sì, insomma: mischia per ‘loro’ sui 5metri, adesso serve tutta l’esperienza….

La curiosità:
IL CONCETTO DI SOSTEGNO

Il sostegno sembra sia nato sempre con i Triari perché quando si arrivava a diretto contatto con l’avversario, il Triario lo attendeva a piè fermo a ranghi compatti e serrati, una sorta di mischia chiusa rugbistica. Egli, coperto con il suo scudo, resisteva all’impatto iniziale, cominciando poi a menare fendenti con la sua spada lunga di origine ispanica e avanzando lentamente.

Nel frattempo alle sue spalle era piazzato un altro triario e dietro ancora un altro, su tre linee. Il loro compito era quello di reggere per la cintola il veterano posto davanti a loro, in modo tale da non farlo cadere facendo così sfogare l’irruenza dell’attaccante avversario poi con subitanea mossa, approfittando dell’iniziale stanchezza del nemico, tiravano indietro il loro compagno e prendendo il suo posto, si cominciavano ad accanire sull’ avversario che ormai stanco veniva abbattuto.

Nel frattempo sempre a ranghi serrati i Triari avanzavano come la falange macedone, come una specie di carrettino rugbistico, la loro meta consisteva nel mettere in fuga gli avversari scompaginando le loro linee con questa tecnica particolare di combattimento detta del sostegno.

Marco Ciolli